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Parco Nazionale Gran Sasso e Monti della Laga
Curiosità: I Beni Culturali nel Parco Nazionale
Centri storici: 422
Aree Archeologiche: 4
Abbazie, Monasteri, Eremi: 30
Castelli & Torri: 23
Musei: 10
Ville Storiche: 3
Superficie: 203.000 ettari
Informazioni
Corpo Forestale dello Stato, Informazioni e soccorso Monti della Laga, tel. 0861/63154
Cenni geografici
Il Gran Sasso tocca l'altitudine più elevata dell'intera catena appenninica con i 2912 metri del Corno Grande; ma se la quota è appena ai livelli medi dei rilievi alpini, è soprattutto l'aspetto erto e severo a caratterizzare la forma di questo massiccio montuoso. E' difatti frequente l'innalzarsi di dislivelli repentini dalle pendici collinari del subappennino aprutino con un colpo d'occhio paesistico di singolare somiglianza con le Dolomiti.
Il gruppo può essere suddiviso in due settori. Il primo, a nord, è caratterizzato dalla maggiore asprezza e imponenza dei rilievi con una morfologia più spiccatamente alpina; il secondo, a sud-est, richiama invece l'aspetto della catena montuosa. I Monti della Laga, di altezze non elevatissime, si caratterizzano soprattutto dalle linee aspre dei loro contrafforti e dall'innalzarsi improvviso dei pendii, di notevole estensione verticale.
Possibilità escursionistiche
Escursioni nel parco con guide alpine e accompagnatori specializzati. Trekking di più giorni, alpinismo, sci da fondo.
Descrizione
Il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga racchiude tre gruppi montuosi - la catena del Gran Sasso d'Italia, il massiccio della Laga, i Monti Gemelli - e si caratterizza per la presenza della vetta più alta dell'Appennino, il Corno Grande, che raggiunge i 2912 metri. Su questa catena è inoltre presente l'unico ghiacciaio appenninico, il Calderone, il più meridionale d'Europa.
La catena del Gran Sasso è costituita da calcari e dolomie che conferiscono alla montagna un aspetto maestoso, con pareti altissime e verticali non riscontrabili in nessun altro settore dell'Appennino. La natura calcarea delle rocce favorisce la presenza di fenomeni carsici come doline, inghiottitoi, conche, grotte, gole e forre scavate dalle acque, ben evidenti a Campo Imperatore, il più vasto altopiano dell'Appennino, e nei Monti Gemelli, anch'essi di natura calcarea. La montagna, oltre che dall'acqua e dagli altri agenti atmosferici, è stata modellata dagli antichi ghiacciai ormai scomparsi, le cui tracce sono tuttora leggibili nei depositi morenici o nelle grandi valli a forma di U scavate e modellate dai ghiacciai quaternari.
I Monti della Laga, che raggiungono con il Monte Gorzano 2458 metri di quota, sono invece costituiti da arenarie e marne. La natura geologica condiziona la morfologia di queste montagne, le cui cime si presentano più arrotondate, con numerose valli incise e profonde. La costituzione marnoso-arenacea fa sì che l'acqua scorra impetuosa in superficie, raccogliendosi in ruscelli, torrenti e fiumi, che precipitano a valle formando decine di splendide cascate. Tra le più alte e imponenti si ricordano quelle della Morricana, della Volpara, delle Barche, della Cavata, delle Cento Fonti, della Fiumata, e tante altre che in inverno, ghiacciate, offrono uno spettacolo di rara bellezza.
Flora e Vegetazione
Nel territorio del Parco vivono più di 2000 specie di piante. La notevole ricchezza e diversità floristica e vegetazionale va ricercata sia nelle quote elevate, che sfiorano i 3000 metri, che nel differente substrato geologico dei massicci montuosi principali. La componente più preziosa della flora è quella delle quote più elevate, con molti "relitti" glaciali di origine nordica od orientale, provenienti dalle steppe eurasiatiche e dalle montagne balcaniche, e piante endemiche che fanno del Parco una delle aree mediterranee di maggior interesse floristico, con alta diversità biologica.
Tra le tante specie endemiche le più note sono: Androsace di Matilde, Adonide ricurva, Viola della Majella, Stella alpina dell'Appennino, Genepì appenninico, diverse specie del genere Sassifraga ed altre. Alcuni endemismi si riscontrano anche a quote inferiori, come nel caso del Limonio aquilano, esclusivo di alcuni pascoli, o dell'Astragalo aquilano; inoltre va segnalato sul Gran Sasso l'unico nucleo italiano di Adonide gialla. Mentre il Gran Sasso si caratterizza, in particolare nel versante aquilano, per la grande estensione dei pascoli, i Monti della Laga sono per buona parte ricoperti da foreste. Alle quote inferiori sono presenti i querceti e i castagneti, impiantati in epoca romana e in passato risorsa economica fondamentale di molte comunità montane. Oggi se ne ammirano di secolari, con alberi vetusti e contorti dal tempo, in tutto il comprensorio.
La faggeta è la formazione forestale più estesa, e si sviluppa dai 1000 ai 1800 metri di quota. Spesso, al Faggio si associano o sostituiscono altre essenze arboree come il Tasso o l'Agrifoglio, specie relitte di epoche caratterizzate da un clima più caldo e umido; Aceri, Tigli, Frassino e Olmo montano rivestono le forre. Sulla Laga sono presenti anche boschi di Abete bianco e alcuni nuclei di Betulla, testimonianza vivente di eventi climatici passati che molto hanno influito sulla vegetazione attuale. Una delle specie più significative è il Mirtillo, comune come in nessun'altra parte dell'Appennino centrale; con estesi tappeti a quote elevate, il Mirtillo costituisce una vera e propria brughiera tra i boschi e i pascoli d'altura.
Specie di notevole interesse si rinvengono anche nei campi coltivati con le tecniche tradizionali. Tra Cereali, Lenticchie o Cicerchie, è facile scoprire specie ormai scomparse nelle altre aree agricole, come il Gittaione, il Fiordaliso e finanche entità floristiche rarissime, come Falcaria comune, Ceratocefala, e Androsace maggiore, quest'ultima ad elevato rischio di estinzione in Italia.
Fauna
La specie più interessante del Parco è rappresentata dal Camoscio d'Abruzzo, ungulato esclusivo della montagna appenninica, che fino al secolo scorso aveva nel Gran Sasso la sua roccaforte. La persecuzione diretta dei "cacciatori di camozze" ne causò sul finire del secolo scorso la scomparsa. Dopo cento anni il camoscio è tornato sul Gran Sasso, dove attualmente è presente con un nucleo di circa 50 individui, grazie ad una riuscita operazione di reintroduzione.
Nel territorio del Parco vivono altri grossi erbivori come il Cervo e il Capriolo, ed il loro predatore per eccellenza, il Lupo appenninico, che va ricostituendo piccoli branchi. Da qualche tempo fa apparizioni sporadiche anche l'Orso bruno marsicano. Tra gli altri mammiferi sono presenti la Martora, il Gatto selvatico, il Tasso, la Faina, la Puzzola, l'Istrice e diverse altre specie di roditori. Alle quote più elevate, l'Arvicola delle nevi, un piccolo roditore, è arrivato con l'ultima glaciazione e qui rimasto come relitto glaciale.
Tra gli uccelli troviamo rapaci rari come l'Aquila reale, l'Astore, il Falco pellegrino, il Lanario e il Gufo reale.
L'avifauna più rappresentativa è quella delle alte quote, con le popolazioni appenniniche più numerose di Fringuello alpino, Spioncello, Pispola e Sordone. Sono presenti anche la Coturnice, il Codirossone, il Gracchio alpino e quello corallino, con popolazioni numericamente rilevanti su scala europea.
I pascoli, le aree più in basso e i coltivi tradizionali ospitano specie come l'Ortolano, la Cappellaccia, il Calandro, la Passera lagia e l'Averla piccola, forse meno vistose ma estremamente interessanti sotto l'aspetto biogeografico ed in rapido declino in Europa.
Le praterie di quota sono invece l'habitat ideale per la Vipera dell'Orsini, un piccolo serpente che si nutre di insetti, presente con la più consistente popolazione nazionale. Tra le altre specie di serpenti sono da ricordare il Colubro di Esculapio e la Coronella austriaca. Interessante il popolamento di anfibi, con endemismi appenninici quali la Salamandrina dagli occhiali e il Geotritone, abitante delle grotte. Sui Monti della Laga è molto localizzata la presenza della Rana temporaria e del Tritone alpestre, che in tutto l'Appennino centro-meridionale, oltre che nel Parco, si possono osservare in una ristretta area della Calabria. Sono presenti anche i Tritoni: crestato, comune e italiano.
L'interesse biogeografico del Parco è confermato dalla presenza di fauna invertebrata come insetti e altri gruppi ricchi di entità endemiche o a carattere relittuale, a volte con affinità con la fauna alpina e con quella montana dell'Europa orientale.
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