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Parco Nazionale Abruzzo, Lazio e Molise

Curiosità: I Beni Culturali nel Parco Nazionale

Centri storici: 48

Aree Archeologiche: 9

Abbazie, Monasteri, Eremi: 10

Castelli & Torri: 7

Musei: 8

Ville Storiche: -

Superficie: 44.000 ettari + 60.000 ettari di area di protezione esterna.


Informazioni: Viale Tito Livio 12, Roma, tel. 06/35403331.

Collegamenti
Autostrada A 25 Roma-Pescara, uscita casello di Pescina, s.s. 83. La statale dopo aver costeggiato la parte settentrionale della piana del Fucino, si avvia verso l'area che precede il Parco, toccando Gioia dei Marsi e salendo in quota. Da Gioia Vecchio entra nel Parco.
Da sud si accede al Parco dalla s.s. 509 della val di Comino.

Cenni geografici
Il Parco Nazionale d'Abruzzo nasce in un'Italia montana centrale, una sorta di baricentro in quota rappresentativo di virtù naturalistiche complesse e diverse. Il Parco occupa aree che dalle alte valli (sopra i 1000 m.) si spingono fino a 2249 metri del monte Petroso. Elementi geografici dominanti sono le montagne e tutto il complesso che le accompagna: le valli fluviali o torrentizie del Sangro, del Sagittario, del Melfa e del Giovenco; il sistema idrico che si appoggia, oltre che sui fiumi vallivi, anche sui bacini lacustri naturali e artificiali, regolari o indisciplinati; il glacialismo e il carsismo (grotte, doline, inghiottitoi) che concorrono a disegnare l'ambiente.

Possibilità escursionistiche
Da ciascuno dei comuni del Parco partono itinerari segnalati che guidano il visitatore alla scoperta dei singoli ambienti. Sono 150 itinerari, solitamente di non difficile percorrenza, da esaurire nella maggior parte dei casi entro l'ora. Alcuni sono più impegnativi, richiedono migliore allenamento ma, soprattutto, maggiore disponibilità alla scoperta dei luoghi.

Descrizione
Le montagne del Parco si sono formate tra 170 e 30 milioni di anni fa, vale a dire nel periodo tra il Mesozoico e il Terziario antico. Un tempo, dove oggi c'è il Parco, c'era il mare: il calcare è originato infatti da depositi marini tipici delle zone lagunari e delle scogliere; in prevalenza, quindi, alghe e coralli, Molluschi bivalvi e Gasteropodi. Durante le varie epoche le trasformazioni sono state profonde. Una caratteristica geologica del Parco risiede nel fatto che si possono trovare vari tipi di sedimentazione. Anzitutto una zona di piattaforma, originata da un mare povero di ossigeno, poco profondo e melmoso, abitato soprattutto da alghe calcaree e da animali che potevano vivere in un ambiente fangoso e con poco ossigeno; a oriente una zona di soglia, dove c'era un mare aperto e profondo: il moto ondoso delle acque arricchiva il mare d'ossigeno, permettendo la vita a molti animali specializzati, i cui resti hanno costituito interessanti strati di fossili; infine una zona di transizione, vera e propria scarpata che univa la piattaforma al fondale marino: lungo questa zona si possono osservare i detriti dei fossili della scarpata insieme ai depositi delle parti più profonde.

La flora
La flora del Parco, ricca e interessante, studiata sia nel passato che recentemente, elenca un totale di circa 2.000 specie di piante superiori. In questo elenco non sono comprese le piante inferiori, vale a dire muschi, licheni, alghe e funghi.
Nel Parco sono presenti anche vari endemismi, cioè piante che esistono esclusivamente in questa zona. Uno di questi è il giaggiolo del Parco (Iris marsica), che cresce solo in poche località, fiorendo nel periodo maggio-giugno. Al Parco crescono anche numerose e variopinte orchidee, delle quali la più bella, grande e rara è senz'altro la scarpetta di Venere, o pianella della Madonna (Cypripedium calceolus), che fiorisce nel periodo maggio-giugno negli angoli più nascosti.
Un'altra rarità è il pino nero (Pinus nigra) di Villetta Barrea, una specie relitta che sembra risalire addirittura al Terziario; si tratta di una varietà esclusiva del Parco, localizzata solo in alcune zone della Camosciara e della Val Fondillo. Il pino mugo (Pinus mugo), un relitto glaciale che occupa la fascia vegetazionale tra la faggeta e la prateria di altitudine, si trova nella Camosciara.
In località Coppo Oscuro di Barrea è presente la betulla (Betula pendula) con una piccola stazione, relitto delle epoche glaciali quaternarie, a testimonianza di una vegetazione fredda che un tempo era predominante sull'Appennino.

La fauna
La fauna del Parco offre peculiarità di eccezionale valore, che da sole potrebbero giustificare l'esistenza dell'area protetta. Dopo anni di bracconaggio e persecuzioni, essa è oggi difesa nella sua totalità, grazie all'opera, sia educativa che di tutela, svolta dall'Ente Parco negli ultimi anni.
I visitatori non hanno la possibilità di vedere facilmente gli animali, perché questi sono per lo più sfuggenti, elusivi e guardinghi, forse a ricordo della negativa esperienza con l'uomo. Tuttavia in alcuni periodi dell'anno e in particolari situazioni di tranquillità, silenzio e rispetto dell'ambiente, è possibile avvistare anche gli animali più spettacolari e rappresentativi del Parco, come il camoscio d'Abruzzo, l'orso bruno marsicano, il cervo e l'aquila reale.
Nel Parco vive oggi una grande varietà di animali, che un tempo abitavano le montagne e le vallate appenniniche: 60 specie di mammiferi, 300 di uccelli, 40 di rettili, anfibi e pesci, e innumerevoli specie di insetti, comprendenti importanti endemismi. L'animale più famoso, simbolo stesso del Parco, è l'orso bruno marsicano (Ursus arctos marsicanus), presente nell'area protetta con un centinaio di esemplari. Anche se molto raro, l'incontro con l'orso offre emozioni ineguagliabili: ma se risulta molto difficile l'avvistamento, è più facile incontrare i segni della sua presenza, come le caratteristiche orme ben evidenti sul fango e sulla neve, oppure le grosse pietre rivoltate che l'orso sposta per mangiare gli animaletti che abitano sotto di esse. Nessun altro orso bruno sembra comunque essere così tollerante e pacifico nei confronti dell'uomo, come il marsicano.

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