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Il WWF rivela una recente lettera-shock della ASL di Pescara: l’ARTA non era in grado di monitorare alcune sostanze pericolose trovate nei pozzi S. Angelo nel 2004 e nel 2005.
Sabato 26, in un’assemblea pubblica a Pescara, si decideranno le azioni per difendere i diritti negati ai cittadini.
Alcune sostanze altamente pericolose come il pentaclorobenzene, rinvenute qualitativamente a Bussi e negli stessi Pozzi S. Angelo che per anni hanno rifornito Pescara, Chieti e la Val Pescara non erano monitorate a causa di carenze strutturali dell’ARTA.
Questa inquietante novità sulla vicenda dell’acqua è contenuta in una recente nota ufficiale della ASL di Pescara del 7 dicembre 2007 che cercava di rispondere ai molteplici quesiti e controdeduzioni sollevati dal WWF. La nota è stata peraltro girata solo pochi giorni fa all’associazione dall’Assessorato regionale alla Sanità, solo dopo che l’Istituto Superiore di Sanità il 7 gennaio 2008 ha posto la parola “fine” alla vicenda dichiarando che l’acqua non era idonea al consumo umano.
Il WWF, a settembre e ottobre 2007, aveva sollevato il problema relativo al mancato monitoraggio di alcune sostanze estremamente pericolose per la salute umana nelle acque dei pozzi S. Angelo di Castiglione a Casauria destinate al consumo umano, nonostante fossero state riscontrate, solo qualitativamente, dall’ARTA in due analisi di novembre 2004 e gennaio 2005. Il WWF, che aveva consultato tutte le successive analisi, si chiedeva come mai sostanze quali il Pentaclorobenzene, non fossero state in seguito mai più monitorate. Per far comprendere la delicatezza di quest’aspetto e la sua centralità rispetto a qualsiasi valutazione sulla potabilità dell’acqua distribuita in questi anni, è bene comprendere i rischi derivanti dall’esposizione a queste sostanze. Il pentaclorobenzene, come si può leggere nella scheda di sicurezza internazionale ufficiale, è particolarmente insidioso perchè si bioaccumula nel tempo nell’organismo. Nella scheda si può leggere “Evitare l’esposizione di donne in gravidanza” e, nel paragrafo “EFFETTI DELL'ESPOSIZIONE RIPETUTA O A LUNGO TERMINE “La sostanza può avere effetto sul fegato, causando danni epatici. Test su animali indicano la possibilità che questa sostanza possa causare tossicità per la riproduzione o lo sviluppo umano”.
Ebbene, la ASL dichiara su questo aspetto “come è noto a questo ufficio regionale le analisi quantitative degli inquinanti riscontrati sia presso il Campo pozzi S. Angelo che presso il complesso industriale di Bussi richiedono:
-individuazione di metodiche di analisi attualmente non a disposizione dell’ARTA;
-reperimento in commercio degli standard qualitativi,
-messa a punto del metodo in laboratorio;
-acquisto di strumentazione dedicata.”
Dichiara Augusto De Sanctis, referente acque del WWF Abruzzo “Quanto segnalato dalla ASL è di inaudita gravità. Il mancato monitoraggio di sostanze pericolose, nonostante il loro ritrovamento dei pozzi, è uno degli aspetti più inquietanti dell’intera vicenda. E’ evidente che tali considerazioni della ASL non possono in alcun modo giustificare l’avvenuto utilizzo di questa acqua. Infatti, se si è consapevoli del fatto che i laboratori non riescono ad assicurare la ricerca e/o la quantificazione della concentrazione di molecole così pericolose, non si può semplicemente scegliere di non provvedere al monitoraggio di queste sostanze mandando in rete l’acqua, senza neanche avvertire la popolazione. Dato il quadro di contaminazione, in realtà l’unica scelta logica sarebbe stata quella di chiudere immediatamente i pozzi già dal 2004. Peraltro il recente parere dell’Istituto Superiore di Sanità ha chiarito che le acque non erano idonee al consumo umano. Per approfondire le analisi, intanto, si potevano coinvolgere anche altri laboratori quali l’ISS e/o il CNR e non capiamo perché non sia stato fatto. Tutto ciò conferma, se ve ne fosse ancora bisogno, come sia indifendibile la posizione mantenuta da ASL e ATO e ancora sostenuta, senza ormai alcuna base, dal Sig. Catena dell’ACA.
Se quanto segnalato dall’ASL corrisponde alla reale situazione delle strutture deputate al controllo, non possiamo che esprimere la nostra più profonda preoccupazione per il presente e per l’immediato futuro. In primo luogo è sconfortante che queste carenze vengano alla luce solo a seguito della nostra azione di verifica delle attività di monitoraggio. Praticamente, il sistema di controllo appare quasi inerme rispetto a problematiche che riguardano la salute di tutti i cittadini. D’altro lato, vediamo a che punto sono esacerbati i problemi dell’ARTA, con il personale precario in sciopero e le strutture fatiscenti e a pezzi. Considerata la diffusione sempre più allarmante dell’inquinamento e la necessità di assicurare una seria valutazione delle attività economiche in corso o in progetto che possono avere ripercussioni sulla salute, la politica regionale deve dare risposte urgenti con un preciso piano di rilancio delle strutture che, invece, sono ulteriormente mortificate sia in fase di bilancio che in fase di programmazione delle attività. Rispetto al monitoraggio delle acque nell’intera regione, un primo piccolo risultato sul metodo l’abbiamo ottenuto visto che, su nostra sollecitazione, l’Assessore regionale Bernando Mazzocca ci ha appena invitati ad un incontro con le sei ASL della Regione e con L’ARTA per discutere sul piano di monitoraggio da avviare sulle acque”.
Dichiara Renato Di Nicola, dell’Abruzzo Social Forum “Il prossimo 26 gennaio a Pescara alle ore 15:00 presso la sala del Consiglio Comunale di Pescara, in occasione della giornata mondiale di mobilitazione promossa dal Forum Social Mondiale, abbiamo convocato un’assemblea pubblica per decidere con associazioni, organizzazioni e cittadini come difendere i nostri diritti rispetto a questa incresciosa vicenda. Invitiamo tutti a partecipare a quest’incontro che ha significativamente il titolo “Acqua, che fare?”. Vogliamo condividere con i cittadini le scelte sulle campagne e sulle azioni concrete da svolgere nei prossimi giorni e settimane per ottenere giustizia su quanto accaduto. In questi giorni sono state avanzate diverse proposte su possibili manifestazioni, richieste di risarcimenti, class action, monitoraggio sanitario della popolazione, pagamento delle bollette ecc. Bisogna identificare le iniziative più efficaci non solo per ottenere giustizia su questa vicenda ma anche per ottenere un reale cambiamento nella gestione delle questioni ambientali da parte delle amministrazioni pubbliche”.
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