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Franco Tassi, ex direttore del Parco Nazionale d'Abruzzo, è stato assolto «perché il fatto non sussiste», da uno dei tanti procedimenti che lo hanno visto in «trincea», in questi ultimi anni, dopo una vergognosa e falsa campagna denigratoria, scattata, come una trappola, durante una sua malattia.
Non è stato un caso. In questi anni, infatti, «eliminato» il deterrente Tassi, hanno avuto mano libera coloro che intendono l'ambiente come luogo di sfruttamento e non di rispetto, perché tale è la loro cultura che proviene dalla presunzione di una superiorità umana sull'ambiente. O peggio, quando l'ambiente è strumento per scalate personali. Una lettura, questa, seppure sommaria, a cui non si sottraggono anche coloro che fanno parte dell'ambientalismo militante.
E non a caso, gli ambientalisti «istituzionali» o dell'associazionismo, continuano a tacere e a non chiedere, quanto meno, una revisione morale pubblica del fango gettato addosso ad una persona verso cui si dovrebbe solo gratitudine.
Franco Tassi è un ambientalista di razza e studioso della natura, che ha portato a livello internazionale la conoscenza di questo meraviglioso angolo degli Appennini italiani. E come lui varie sono le persone che hanno dedicato una vita all'ambiente e che sono state messe da parte perché intralciavano affari o persone.
Nel caso di Tassi la Giustizia sta facendo la sua parte. La sentenza del tribunale di Sulmona ha assolto il Direttore Soprintendente dalla grave accusa di aver «falsificato» le Deliberazioni del Consiglio Direttivo dell'Ente Autonomo Parco Nazionale d'Abruzzo «al fine di realizzare ulteriori reati di abuso di ufficio per fini propri patrimoniali e con danno per l'ente pubblico di appartenenza, individuabile nel mancato raggiungimento dei fini istituzionali perseguiti dal Consiglio Direttivo con l'adozione delle seguenti delibere...». Quest'accusa, come si legge nel deliberato della sentenza, fu sostenuta dal Presidente Fulco Pratesi e da altri consiglieri.
Questa vicenda mostra anche il degrado morale cui è precipitato un ambiente che per sua natura dovrebbe esserne esente: l'ecologismo.
Un virus che si è infiltrato nella società italiana e che sta devastando altri settori. Tipico è anche il caso del parco nazionale del Pollino. Qui, dopo aver eliminato l'allora direttore del Parco, Annibale Formica, si è proceduto con tagli abusivi, per non parlare di petrolio e di eolico, di sentieri e strutture lasciati al loro destino.
Ora è arrivato il commissariamento. Si aprono i giochi di nuove poltrone e duole leggere di giudizi sommari e generalizzati da parte di coloro che si battono per l'ambiente.
Se non ci liberiamo del virus dei giudizi di parte o preconfezionati e non impariamo a saper distinguere, anche l'ambiente finirà nel tritacarne della superficialità incompetente imperante.
(Ignazio Lippolis)
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